| Ardua
la scelta:
tutta colpa di quell'asino
"Oggi
punto la sveglia dieci minuti più tardi", "domani
non vado a fare la spesa", "vado in treno, così
non ho problemi con il parcheggio"
Ogni mattina, ogni
sera, ogni minuto compiamo una scelta: piccola o grande che sia
siamo sempre chiamati a scegliere! Talvolta siamo i principali
attori delle nostre azioni, decidendo tempi, luoghi e modi. Molto
più spesso è la società che ci obbliga a
prendere una decisione, cui passivamente o molto più spesso,
inconsciamente, ci adeguiamo.
E c'è chi li (ci?) chiama stupidi, quando di fronte ad
un menù non sappiamo cosa scegliere, quando guardando dei
vestiti non sappiamo quale comprare o di fronte a due opportunità
entrambe convincenti non sappiamo in che direzione muoverci. Stupidi,
o semplicemente Asini.
Già perché la metafora letteraria e filosofica legata
al caro animale non si è ancora estinta e promette di durare
ancora per qualche secolo
Fratello sfortunato del cavallo, poco appariscente e ancor meno
aggraziato, l'asino richiama alla nostra mente immagini negative
legate alla stupidità e all'ottusità. Saranno solo
pregiudizi? Eppure il buon animale lo ritroviamo nella grotta
insieme a Gesù, lo vediamo protagonista in numerosi eventi
storici e sopravvive ancora quale importante mezzo di trasporto.
E' forse proprio questa sua connotazione pratica e devota al sacrificio
a salvarlo da una irrimediabile condanna, la nostra, che lo vorrebbe
relegare tra i sinonimi di "stoltezza e idiozia".
Lo stesso Nietzsche ne parla non come simbolo di stupidità,
ma di innocenza ed ebbrezza dionisiaca. Asini sono infatti coloro
che sopportano immani fatiche (fisiche, ma anche morali) con il
sorriso sulle labbra, con stoico spirito di sopportazione, con
la dignità di chi accetta il peso dell'esistenza. L'asino
di Nietzsche è l'animale che non dice mai no, infatti il
suo verso è: I-A, in tedesco "sì". E'
proprio con questo verso che dichiara la sua incondizionata accettazione
della vita.
Allo stesso modo anche l'asino di Buridano, che di fronte alla
possibilità di scegliere tra due diversi tipi di cibo è
sopraffatto dall'indecisione e finisce per morire di fame, può
essere riletto sotto una luce positivista, quella che considera
la sospensione del giudizio, di gran lunga migliore della paralisi
del giudizio. Infatti anche il non scegliere in questo caso diventa
decisione di non decidere, opportunità per prendersi del
tempo, per capire l'implicazione della scelta. La stupidità
diventa quindi ponderatezza e la lentezza della scelta, riflessione
intimistica.
Nell'ignoranza, frutto di una evidente innocenza, si cela una
delle sfaccettature della vita umana, quella che umilmente accetta
il presente poiché incapace di opporsi o di dimostrare
che la realtà potrebbe essere diversa. Chiediamoci allora
come affrontiamo noi la realtà che ci circonda, qual è
l'atteggiamento che assumiamo nelle nostre scelte e forse allora
un asino sarà qualcun altro.
Alessia
Tosi
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